Prima di tutto spiego chi è Rosella Postorino.
È una giovane e brava scrittrice e ve ne convincerete leggendo Il corpo docile, suo ultimo romanzo pubblicato. Poi, è anche una valente editor. Per me ha seguito il complesso iter del recupero di Rapiti si nasce e ne ha curato la stampa con una passione che ho avuto raramente modo di riscontrare.
Mentre se ne occupava, le ho inviato la nota che leggerete qui sotto. Per darle un’idea del romanzo e per motivare le scelte che feci quando scrissi il romanzo. Possono essere utili a futuri lettori, che frequentino anche il mio sito internet.
Ecco qua la
Nota per Rosella Postorino
sul romanzo Rapiti si nasce.
Rapiti si nasce non è mai stato pubblicato come romanzo singolo. È apparso in una raccolta di tre romanzi usciti con la Garzanti nel 1985 che conteneva due romanzi già editi (Sarti Antonio, un diavolo per capello e Sarti Antonio, caccia tragica) e un inedito, appunto Rapiti si nasce.
È quindi la prima volta che viene proposto come romanzo autonomo e il suo titolo, trattandosi di uscita in occasione dei quarant’anni di Sarti Antonio, sergente, potrebbe essere Sarti Antonio, rapiti si nasce.
La struttura del romanzo: contiene una prefazione (che ho intitolato Conversazioni perimetrali), la storia del rapimento di Sarti Antonio e tre flashback. Nella prefazione assistiamo alla telefonata minatoria che Sarti Antonio riceve alle sei di mattina: qualcuno lo minaccia di sparargli nelle gambe. Questa prefazione non c’è nell’edizione che invio a parte per la scansionatura, ma esiste e sarà da me aggiunta nella nuova edizione quando potrò lavorare sul file. I flashback narrano le tre storie delle quali Sarti Antonio è stato protagonista investigatore senza trovarne la soluzione. Rivivendole nel buio della cella, ne verrà a capo, vedrà, cioè, la luce.
Domani, giovedì 11 luglio, invierò il volume contenente il romanzo.
Attenzione: ne ho solo due copie d’archivio e desidererei riaverla dopo la scansionatura.
La scheda.
Le giornate non nascono tutte uguali. Quella di Sarti Antonio, sergente, comincia alle sei con una telefonata. Una voce decisa gli sussurra all’orecchio: «Appena uscirai dal portone di casa, ti spareremo alle gambe». Più o meno.
Sono giorni nei quali si spara facile. Alle gambe, alla testa, dove capita. Li chiamano anni di piombo. Per ciò Sarti Antonio non fatica a credere che sotto casa lo aspetti un gambizzatore. Tanto più che il telefono smette di funzionare e il portatile non è ancora in dotazione. Che fare? Il questurino tergiversa per un poco e decide: Vado incontro al mio destino. E il suo destino si compie.
Ritroviamo Sarti Antonio chiuso in una cantina umida e puzzolente, senza uno straccio di letto, senza luce e niente cibo.
Chi mai può avere interesse a rapire Sarti Antonio, sergente? E poi, a che scopo? Non certo per un riscatto: nessuno è disposto a sborsare un euro per lui. Rosas in particolare, che già ne ha pochi di suo. Neppure Felice Cantoni, agente. Neppure Raimondi Cesare, ispettore capo. Forse la Biondina che, col mestiere che fa, una certa somma l’ha messa da parte. Ma non ha senso.
Un’ipotesi si fa strada nella mente del questurino: con una delle sue indagini, ha dato fastidio a qualcuno che ora si vendica. Ma chi?
Nel buio di una cella e senza speranza di uscirne vivo, Sarti Antonio passa in rassegna agli ultimi eventi che lo hanno avuto protagonista, alla ricerca di un responsabile. Rivive così alcune delle ultime indagini che lo hanno avuto protagonista investigatore ma delle quali non aveva a suo tempo trovato la soluzione. Nel buio della cella ripercorre
– la strana storia del biondino Kim;
– la morte del Napoletano, un boss della zona san Vitale;
– la drammatica fine di una ragazza nel mercato di piazza VIII agosto
ma non trova una plausibile spiegazione al rapimento e sembra rassegnato a morire d’inedia, di fame, di sete e di freddo. Una morte da topo in gabbia. Non è quello che lui si aspettava dalla vita. Una vita non esaltante, ma da uomo dignitoso, onesto. E in un mondo come il nostro, non è cosa da poco.
Poi, nel buio della sua cella, spunta improvvisamente un talpone che…
Alcune frasi.
Sulla copertina di un mio romanzo, Carlo Lucarelli scrisse: Sono fatti così i grandi detective del giallo. Compiono trent’anni e sembrano sempre nati oggi.
Era il 2004 e Sarti Antonio compiva trent’anni della sua vita di carta.
Andiamo a pochi: nel 2014 ne compirà quaranta. Molti per un personaggio seriale, tanti che a volte mi chiedo quanto durerà ancora. Se nel 1974 mi avessero pronosticato che il mio personaggio sarebbe vissuto quanto Jules Maigret ci avrei riso sopra. Adesso farò di tutto perché viva più a lungo del commissario francese. Sarebbe una bella soddisfazione. Se i lettori ci daranno una mano. A me e a Sarti Antonio, sergente.
Loriano
Montombraro, 10 luglio 2013