Per la prima volta in vita mia, mi rivolgo a un capo di governo. Nel farlo, sono pure emozionato: metti che mi legga…
Il.mo dottor Letta Enrico,
con la presente la ringrazio per la Sua rassicurante rassicurazione sui futuri tre anni di certezze che mi aspettano. Non ne avevo bisogno, ma grazie lo stesso. Non ne avevo bisogno perché, sapevo, e forse da molto, molto prima di lei, che i prossimi tre anni sarebbero stati CERTAMENTE peggiori dei tre appena trascorsi.
Comunque, la sua gentile e premurosa attenzione, mi ha commosso. Mai in passato, altri uomini politici si erano preoccupati di comunicarmi ufficialmente come sarebbe stato il mio futuro.
Con la stima di sempre.
loriano
PS zovirax 800 mg. Lei è stato, se mi posso permettere, pessimista. Non saranno solo tre gli anni di CERTEZZE. Molti, molti di più, se le cose continueranno ad andare come stanno andando.
lor.
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Questa sezione è dedicata alle notizie su Loriano Macchiavelli, oltre a segnalazioni, idee, progetti scritti di suo pugno. Seguitelo.
Vediamoci qui
Cari amici che con dedizione mi seguite, soccombo di impegni ma non dimentico il piacere degli incontri con voi, nelle frequenti occasioni che si presentano per parlare del mio lavoro. E non solo. Quindi vi terrò informati man mano in questa pagina, cercando di essere tempestivo e puntuale.
Cominciamo da un appuntamento cui tengo molto, anche perché si lega al tema della dignità umana. Il Festival della dignità umana DUM si sta svolgendo nella bellissima Borgomanero (NO) e in altre località sul lago d’Orta, è iniziato il 12 settembre e terminerà il 3 ottobre, con larga partecipazione di personalità di primo piano. Io che personalità non sono, ho l’onore di essere stato invitato il 28 settembre, sabato alle ore 21:00 nella sala SOMS, corso Roma 136 a Borgomanero. Il titolo dell’incontro spettacolo è: “Sento una specie di lamento” e sarà con me Sabina Macchiavelli, coautrice dell’antologia: “E a chi resta, arrivederci” (Einaudi, 2013) Nell’incontro parleremo di dignità prendendo spunti dal libro appena uscito e del quale trovate la presentazione su questo stesso sito. Storie di dignità perduta e ritrovata, in un ideale filo rosso tra passato e presente, anche un po’ di futuro.
Ci potremo poi incontrare, per la presentazione di questo stesso libro, mercoledì 2 ottobre, ore 18 a Bologna, libreria “Ambasciatori” in via Orefici 19, Bologna. Sarà una conversazione con voi e con Sandro Toni.
A Maranello (Bologna). Sapete? La Ferrari abita qui, il 9 novembre, un avvenimento eccezionale. yawp presenta: APERITIVO LETTERARIO, immagini, parole e musica con gli autori del volume E a chi resta, arrivederci. Appuntamento al MABIC, biblioteca di Maranello, dalle 17 alle 19. Patrocinio del comune di Maranello. Vi consiglio di non mancare. Ovviamente per le immagini, parole e musica.
21 NOVEMBRE, ore 18, sala Borsa (Bologna, via Ugo Bassi 1). Sarò in compagnia di giovani scrittrici e scrittori per parlare di Nessuna Più, quaranta scrittori contro il femminicidio, un’antologia di racconti uscita da poco per l’editore elliot. Vi faccio presente che i proventi dell’antologia andranno a sostegno del
Telefono Rosa. A parte ciò, il tema è di una tale attualità, importanza e urgenza che tutti i bolognesi con un minimo di sensibilità dovrebbero essere presenti. Fa nulla se sala Borsa non li conterrà. Importante che ci siano per dire al mondo che ne abbiamo abbastanza di uomini (uomini, si fa per dire!) che violentano, massacrano, uccidono donne. ADESSO BASTA!
Il 22 NOVEMBRE, a San Giovanni Persiceto (Bologna) ore 21, labici eco-laboratorio, via Mazzini, 25/27, libreria degli orsi, parleremo ancora di E a chi resta, arrivederci.
Sarà interessante, per un motivo che leggerete sotto, anche l’appuntamento del 24 NOVEMBRE, ore 16,30, sala Filippo Neri, via Manzoni (Bologna), dove il buon Ivano Marescotti ha pensato (l’incosciente) di affidarmi la lettura di alcuni brani tratti dal libro Cuore di Edmondo de Amicis. Assieme a me leggeranno dei bambini, che lo faranno certamente meglio del sottoscritto. Vale la pena di esserci poiché, ne sono certo, l’avvenimento non si ripeterà. Per ovvi motivi.
Appuntamento per il 7 DICEMBRE a Bazzano (Bologna), sempre per E a chi resta, arrivederci.
L’incontro si terrà all’osteria Porta Castello.
Il volume va bene: siamo alla ristampa. Grazie a chi ci legge. E anche a chi non ci legge: chissà che prima o poi…
Con la collaborazione della Libreria Carta Bianca. Barbara Baldini leggerà alcuni brani dal volume. Valentina Nanni l’accompagnerà con l’organetto diatonco.
Seguirà, per chi rimane, un aperitivo con gli autori (€ 5).
Per informazioni:
Libreria Carta Bianca, tel. 051 830192
Osteria Porta Castello, tel. 051 831670
Contrariamente a quanto sosteneva Pasolini, io non so.
Contrariamente a quanto sosteneva Pasolini, io non so.
Fra lui e il sottoscritto, com’è ovvio, non esiste gara, per cui, io non so.
Non so tante cose, fra le quali non so se la frase di Obama “Guai a chi ha usato i gas” sia stata veramente pronunciata dal signor Presidente Usa o se l’abbia inventata il Fatto Quotidiano. Mettiamo che sia stata pronunciata. Non ho motivi per credere il contrario.
Ma per maggior sicurezza, prendiamo quelle riportate da la Repubblica. Qui non ci sono dubbi, vero? La Repubblica è un giornale serio, vero? “Assad pagherà” e “Obama pensa al blitz”.
Adesso leggete cosa ha detto il signor Kerry (ancora da la Repubblica):
“L’attacco con i gas ha sconvolto la coscienza del mondo, è un crimine imperdonabile. Le immagini di intere famiglie, donne, uomini e bambini uccisi nel sonno dentro le loro case sono un’oscenità morale…”
Condividiamo tutti l’oscenità morale della strage. Delle stragi, da qualunque parte arrivino.
Allora, che intenzioni avranno i signori Obama e Kerry, secondo voi?
Lo sappiamo: manderanno i loro aerei a bombardare la Siria e uccideranno donne, uomini e bambini esattamente come ha fatto il tiranno con i gas.
Certo, lo sappiamo, morire da svegli e sotto le rovine delle loro case bombardate è diverso che morire nel sonno dentro le loro case.
Volete mettere le moderne, sconsiderate, indiscriminate armi chimiche e una buona, vecchia, amata, casta e pudica bomba sganciata da un aereo in alta quota?
Uccidere con le bombe intelligenti è più umano che con i gas. Così pare la pensino i signori Obama e Kerry.
Ebbene, se questa è la loro convinzione e la convinzione dei benpensanti Usa, europei e di qualunque parte dl globo, sarà ora (e sarà bene) che spieghiamo a costoro (in particolare ai signori Obama e Kerry) che morire è solo e semplicemente morire.
La morte sotto le macerie delle due torri di Ground Zero è la stessa morte che si incontra sotto le macerie della propria casa in Iraq, Siria, Libano, Mozambico, Afghanistan o qualsiasi altro paese di questo nostro inquieto e violento mondo civile.
Temo, amici miei, che sia spuntata l’alba di un’altra guerra che ci massacrerà e ci rimanderà nel medioevo delle coscienze e allora, benvenuti, signori Obama e Kerry, speranze delle genti di buona volontà, fra i potenti che decidono le sorti del mondo senza sentire il parere del mondo.
E ai lettori,
buona fortuna da
loriano
Contrariamente due (e cioè 28/8/13, vigilia della guerra in Siria).
Continuo a non sapere. E Pasolini non mi aiuta.
Cosa significa La prima ondata (di missili Tomahawk) durerà due o al massimo tre giorni, nel mirino ci saranno non direttamente i siti delle armi chimiche (pericoloso colpirli, sostengono gli analisti) ma obiettivi giudicati strategici (la Repubblica, 28/8/13)?
Durerà due o tre giorni? Perché c’è una piccola differenza. In tre giorni di bombardamenti verrà ucciso un terzo di persone (donne, bambini, uomini) in più.
Neppure so il motivo per cui gli analisti ritengano pericoloso colpire direttamente i siti delle armi chimiche. Provo a immaginare. La fantasia non mi manca.
Provocherebbero altre vittime innocenti, oltre a quelle, programmate e previste, derivanti dall’esplosione dei Tomahawk?
Se è così, la mia comprensione: una questione di umanità.
Come, se ho capito bene, è una questione di umanità non disturbare Assad. Infatti:
«Ucciderlo non è nei piani» sostiene l’intelligence Usa. «L’idea è quella di lanciare un messaggio al dittatore, punirlo, fargli capire che non può usare i gas… (idem c.s.).
Anche qui, poiché non so e Pasolini non mi dà una mano, vado a naso. Ucciderlo sarebbe una punizione da poco?
Ha ragione l’intelligence Usa. Lanciano un messaggio, che è ben più doloroso e debilitante della morte, ad Assad.
E io lo immagino Assad che, ricevuto il messaggio (centinaia di suoi sudditi morti nei raid aerei alleati), si dispera per il divieto di non usare i gas. Poi si tranquillizza e pensa, a giusta ragione, che non gli sono state vietate altre armi letali come, per esempio, i missili russi. O i cannoni. Di quale provenienza? Non importa.
In tutto ciò, mi consola constatare che migliaia di siriani, tra i quali donne e bambini, sono in fuga dalla guerra. Almeno questi si salveranno.
Su la Repubblica c’è la foto: guardatela e leggerete sui loro visi la felicità per lo scampato pericolo. Sempre che non muoiano di fame o di una qualche malattia da profughi.
Un ultimo, per ora, non so.
Non so quanti Tomahawk verranno lanciati nei due o tre giorni di messaggi inviati dagli Usa ad Assad e, poiché non so il numero, non posso sapere quanti milioni di persone, nel mondo, si salverebbero da morte certa per fame, sete, malattie… con i dollari risparmiati nella costruzione (e successiva distruzione) dei Tomahawk.
Se avete tempo e voglia, fate voi il conto. Ogni Tomahawk costa un milione e trecento mila dollari. Sempre da la Repubblica, che è una fonte inesauribile di informazioni, a volte anche involontariamente tragicomiche.
Buon lavoro.
loriano.
Introduzione a Come nacque il film “L’archivista”
Come nacque il film L’archivista
Riceviamo, molto volentieri pubblichiamo e segnaliamo per la lettura:
da Guido Ferrarini – attore teatrale e regista
Che fare un film sia impossibile, soprattutto per la televisione, l’ho imparato dalla mia unica esperienza cinematografica. Ma cominciamo dal principio, come si dice.
Noi del GTV: se volete sapere cosa fosse e chi eravamo leggetevi qualcuno dei libri che sono stati scritti su di noi.
Noi del GTV, dicevo, eravamo tutti – e lo siamo tuttora – un bel po’ matti. Portiamo ancora sulla pelle quel marchio indelebile, come la perfida “Milady” dei tre moschettieri. Sarà per questo che le imprese più strane e bizzarre, qualche volta anche nobili, perché no, fanno parte del nostro DNA.
Quella volta si trattò di “fare un film”. Il promotore dell’idea fu Macchiavelli. Lo chiamavamo sempre per cognome, tutt’al più Macchia.
Macchiavelli era quello di noi che aveva fatto più “fortuna”. Era diventato scrittore di gialli, utilizzando un dono per la scrittura da fuoriclasse alla Maradona, o alla Messi se vogliamo apparire più giovani e informati. Dotato di una tenacia possibile solo in un montanaro qual è (segue…)
Un giorno o l’altro al Biografilm Festival 2013
Un giorno o l’altro.
Dalla gentile signora Caterina Mazzucato ricevo con piacere la notizia che il registra Vincenzo Fattorusso, girato un documentario sul Gruppo Teatrale Viaggiante, lo presenterà il 14 giugno al Biografilm Festival di Bologna.
Il documentario narra l’esperienza giovanile che accomunò me, Guido Ferrarini attuale direttore artistico del Teatro Dehon a Bologna, Paolo Bondioli e tanti altri, a cominciare dal motore primo del GTV, quel Luciano Leonesi di cui parlo più diffusamente nella sezione Teatro di questo stesso sito.
Venerdì 14 giugno, ore 20:00 al cinema Lumiere
Via Azzo Gardino, 65 – Bologna – 051.2195311
IN PROGRAMMAZIONE, nell’ambito del BIOGRAFILM FESTIVAL (dal 7 al 17 giugno):
14/06/2013: Un Giorno o l’altro, di Vincenzo Fattorusso (Italia, 2013, 60’)
Il Gruppo Teatrale Viaggiante nasce a Bologna nel secondo dopoguerra. Per Paolo, Guido e Loriano, il teatro è portatore di voci, idee ed emozioni, da scambiare con il proletariato, con gli esclusi e con gli emarginati. Un teatro attivo, che può migliorare la società. Per oltre quindici anni la compagnia itinerante autogestita gira per piazze, fabbriche, circoli ARCI, cortili di case popolari, arrivando persino in Palestina per raccogliere filmati destinati a raccontare, negli spettacoli, il dramma di quella terra insanguinata dal conflitto. Quindici anni, e poi i loro destini si dividono, ma un seme è stato gettato, e altre esperienze, altre compagnie arricchite dal loro esempio proseguiranno sulla strada che hanno tracciato.
Viene da dire: Calorosi gli applausi da domani si replica.
Se tutto va bene, ci vediamo là.